Phok Bák: Schiaffeggiare!

Pak Sau

Nel corso delle mie analisi tecniche dei movimenti del sistema Wing Chun ho deciso oggi di parlarti del Phok Bák: schiaffeggiare! In realtà, c’è qualcosa di molto più profondo, ma partiamo dal concetto base, per capirci bene. Ho scelto l’argomento perché mi è capitato di riprendere una spiegazione che ho fatto recentemente in una delle mie lezioni di Wing Chun online, che puoi vedere qui sotto. All’interno del nostro programma di formazione si ritrova sin dalle prime settimane delle classi di Elité Leadership, cioè quando il praticante inizia ad entrare nei meandri del sistema, dopo qualche mese di allenamento.

Tra i nomi delle tecniche di Wing Chun credo un po’ tutti abbiano sempre sentito parlare del Paak Sau, in cantonese. Dieci anni fa, quando ero già intento nella divulgazione del sistema per come lo avevo conosciuto fino a quel momento, scrissi un articolo sul Paak Sau, che puoi ancora leggere qui. Come puoi notare, ci sono diverse cose che differiscono da quello che pratico ed insegno oggi. Però credo sia sempre utile notare l’evoluzione di una persona e sono felice che il sito ricordi ancora questo processo ultradecennale di studio e di allenamento.

Il nome che utilizziamo è composto da Phok Chiú 拍手 [pāishǒu], cioè mano che schiaffeggia, e Bák 打 [dǎ], che significa semplicemente colpire. Nel dialetto hokkien si ritrova anche come (ad esempio Koā-Tá, che conoscono bene i miei studenti). L’azione dello schiaffeggiare è davvero molto utilizzata in combattimento, perché crea uno shock che paralizza l’avversario per qualche secondo. Nella maggior parte delle Scuole di Wing Chun, invece, viene usato come un blocco con il palmo della mano, per deviare gli attacchi ai lati del corpo. Non è così per noi.

COLPIRE, COLPIRE, COLPIRE

La strategia che utilizziamo di schiaffeggiare è proprio quella di colpire per aprire la strada a…altri colpi! Phok Bák 拍打 [pāidǎ], nella sua coerente efficacia, rappresenta il primo degli strumenti di rottura del ponte. Intendo dire uno dei movimenti cardine del sistema che viene utilizzato per rompere la guardia oppure per danneggiare pesantemente l’arto dell’avversario, per poi entrare e terminare. Nella prima fase, il colpo viene assestato proprio per distrarre ed è subito seguito da un pugno o da un Sat Chiú 殺手 [shāshǒu], la mano che uccide, come nel caso del video.

Come sequenza lo troviamo come primo dei Cha̍p Poeh Lôhàn Chiú 十八羅漢手 [shíbā luóhànshǒu], cioè dei 18 protettori di Buddha. Più precisamente, parliamo dei Cha̍p Poeh Sóaⁿ Sek 十八散式 [shíbā sǎnshì] che si può tradurre come le 18 tecniche di combattimento separate. Si tratta delle combinazioni di combattimento che venivano insegnate ai contadini del Sud della Cina, come ho scritto sul primo libro sul Black Flag Wing Chun. Poche informazioni teoriche e tanta pratica, questo è il vero segreto della funzionalità di sequenze così brevi ed efficaci.

Si può allenare in diversi modi. Si parte sicuramente da fermi. Spari la tecnica al centro, lavori sull’affondamento del gomito, sulla capacità di frustare il braccio e sulla profondità del movimento. Quando l’energia trasferita è tale e tanta, che ti potrebbe far finire oltre il Pái Chong 擺樁 [bǎizhuāng], il nostro punto di “non ritorno”, allora si può iniziare ad utilizzare la Choán Bé 轉馬 [zhuànmǎ], la posizione ruotata del Wing Chun. Ciò significa che il Phok può andare fino alla linea Im 陰 [yīn], al capezzolo opposto, per poi permettere al Sat di rompere il centro.

PRATICARE PER ECCELLERE

Per portare il movimento all’eccellenza va praticato, come tutti gli altri, in modo davvero ossessivo. Una delle cose di cui tener maggior conto è il ruolo del gomito, che, come sai se leggi i miei articoli, nel Wing Chun è parecchio nominato. Schiaffeggiare con il solo utilizzo della mano sarebbe molto riduttivo. È per questo che il gomito deve per forza di cose seguire il movimento della mano, portandosi sulla linea Im 陰 [yīn], proteggendo il centro del corpo. Questo fa sì che l’impatto possa avvenire con la mano, col polso o con l’avambraccio, senza alcun problema…se non per chi lo riceve!

Alcuni esercizi di mobilità articolare e allungamento muscolare devono essere fatti per avere una buona capacità di rilascio d’energia. Uno di questi è “chiudere le ali della farfalla“, che vedete nell’immagine sottostante, perché aiuta davvero tanto! A parte questo, ce ne sono almeno una decina che possono essere utili per lo scopo. Sicuramente la spalla non deve essere contratta nel momento in cui si lancia la tecnica. Lo stesso dicasi per il gran pettorale, altrimenti si rischia di non riuscire ad imprimere la giusta forza nell’impatto.

Quando riesci a scaricare bene il colpo dalla Choán Bé, è tempo di metterlo in connessione con il footwork. La prima e più semplice applicazione è con l’Im Siám Pō 陰閃步 [yīnshǎnbù], il movimento di gambe che permette di schivare ed evadere all’esterno. In questo senso, lo utilizziamo con ottimi risultati contro azioni come il jab o, in ogni caso, contro attacchi diretti, in cui l’avversario avanzi con il braccio corrispondente alla gamba avanti. Colpendo l’arto avanzato, usciamo esternamente, per prendere un angolo d’attacco efficace, da cui scaricare il Sat (o altro).

esercizio per migliorare il Phok Chiú

L’APPLICAZIONE DI CUI CI SIAMO INNAMORATI TUTTI

Diciamocelo francamente: lo schiaffeggiare è l’applicazione di cui ci siamo innamorati tutti sin dal primo video del mio Maestro. La bomba che prese il povero Larry, praticante della prima ora, convinse me come centinaia di altre persone a cercar di incontrare il Gran Maestro Lin. Tra le varie e numerose applicazioni della tecnica, c’è anche la possibilità di schiaffeggiare per controllare, come si vede nel video. In questo caso l’obiettivo è proprio quello di far fluire l’energia e di prendere un angolo definitivamente vantaggioso, per poter attaccare l’avversario in scacco matto.

Un’altra possibilità è allenare il Phok interno. Più rischioso, perché potrebbe accendere il secondo arto dell’avversario, ma che può essere sicuro unito al footwork ed al controllo dell’arto con la mano di guardia. Una terza opzione è quella di unirlo allo Iâng Siám Pō 陽閃步 [yángshǎnbù], cioè l’uscita esterna, che va a prendere l’angolo cieco dell’avversario, nella diagonale del quadrato non occupata dalle sue gambe. In questo caso, si entra proprio nella guardia avversaria. Non si può tergiversare, è più rischioso, ma non meno efficace delle altre due possibilità.

Come tante cose, anche il Phok Bák 拍打 [pāidǎ] ha davvero numerose applicazioni. Tra le raccomandazioni che mi sento di darti, a parte quelle date prima, c’è quella di non colpire mai il solo polso dell’avversario, per evitare di prendere una gomitata a corta distanza. Rinforza le mani, per portare attacchi potenti (con Sam Chiàn Pō 三戰步). Abituati al contatto colpendo oggetti via via più duri. Rimani plastico e non solo flessibile. Non usare il Phok contro un gancio, perché ho visto saltare troppe dita finora… Ricordati di coprire anche la parte alta del viso col movimento e… Pratica assiduamente, tanto per cambiare!

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