Sei consapevole?

Ho sentito parlare di consapevolezza sin da bambino, quando partecipavo al catechismo. Poi ci ho fatto i conti con la politica, sotto un’altra veste. Sono entrato in contatto con la parte più profonda del termine quando ho iniziato la pratica delle arti marziali interne e poi quando sono entrato in contatto con il mondo della crescita personale.

Oggi se ne parla un po’ dappertutto, connessa alla spiritualità. Ci sono decine di discipline olistiche, così come percorsi psicologici, che ne parlano più o meno come un percorso di risveglio spirituale. Eppure, nonostante si possa declinare anche in questo modo, credo che ci sia qualcosa di più.

Se si ha chiaro cosa sia la consapevolezza ci si può dirigere verso il cammino di evoluzione in modo sereno, perché c’è un percorso delineato, che permette di andare dentro al sé più profondo. Possiamo parlare di un cammino conoscitivo che è esattamente identico al mangiare peperoncino.

No, non sono impazzito. L’esempio è calzante! Quando assaggiate per la prima volta il peperoncino, potete apprezzarne la prima gamma di sapori. A poco a poco, nel tempo, imparate ad assaporarlo, a distinguerne la potenza, il sublime effetto che dà, così come quelle sensazioni uniche che dona dopo averlo deglutito.

In linea generale, la consapevolezza sarebbe propria dell’essere umano, anzi, possiamo dirlo che è un tratto distintivo rispetto agli altri esseri, ma la gran parte delle persone se lo dimentica e si degrada, chiudendo non solo le orecchie, ma anche l’occhio interiore.

Ogni forma di vita contiene energia. Quando ho imparato a comprenderlo e a percepirlo, ho apprezzato tanto questa sensazione. Sebbene in ciascuna creatura ci sia energia, nessuna può essere consapevole di sé, tranne l’essere umano, che può riflettere su se stesso e sulla consapevolezza.

Potenzialmente tutti potremmo avere questa capacità di comprensione, ma le fluttuazioni della mente e delle emozioni possono impedire alle persone di evolversi e sviluppare la consapevolezza profonda di sé. Attraverso ripetute esperienze si può arrivare a questo livello di percezione.

Per alcuni questo percorso si può fare in una vita sola, per altri, no. Che ci sia o meno un processo di reincarnazione non so dirvelo e non è oggetto delle mie ricerche. Quello che posso dirvi è che negli anni ho imparato a spostare ed indirizzare la consapevolezza, incominciando a vivere in connessione.

Chi ha riconosciuto in sé e per sé questo processo di consapevolezza può intuire o realizzare che in ognuno c’è la possibilità e la potenzialità, perché l’essere umano ha la libertà di elevarsi o…di stare in una condizione meno evoluta. Non c’è giudizio in questo.

La libertà non va intesa in senso moralistico. Per quel che mi riguarda è il processo che ci predispone a manifestarci per ciò che siamo, senza alcun giudizio o, peggio, pre-giudizio. Il cammino di consapevolezza è proprio un percorso di maturazione di questo stato, che avviene proprio tramite cadute, esperienze e graduali successi.

Non esiste una consapevolezza “oggettiva”, non essendo essa stessa un oggetto. Ha sicuramente a che fare con il sé, con l’Io più profondo, con la vera natura, ecco perché non ci può essere giudizio. Si può, quindi, definire?

Si può camminare in consapevolezza, per esempio. Dirigi la tua attenzione nell’atto e vedrai che comprenderai l’essenza della stessa delle cose. Attraverso la pratica costante ridurrai il flusso di pensieri, diminuirai i conflitti e le tensioni, ripulendo la mente.

L’intelletto, che nel Buddhismo viene detto “chiara luce” (la mente come pura forma), è il sinonimo più alto di consapevolezza. Questa è un’accezione che non fa parte del linguaggio comune occidentale, ma possiamo capirci con un po’ di amici di praticanti…

In realtà, il modo migliore che ho trovato negli anni di definire la consapevolezza è proprio quello di “non mente”. Significa eliminare tutte le bugie che quotidianamente diciamo a noi stessi. Questo è il motivo per cui non possiamo trovare la soluzione a un problema restando all’interno del problema stesso o del tipo di mente che lo ha generato.

La mente condiziona e mente a se stessa per evitare di provocare dolore. Eppure, più la consapevolezza è allenata, ampia e profonda, più tiene la mia attenzione nel presente, guidando l’Io più profondo all’ascolto del sé. Ecco che allora diviene più chiara la consapevolezza. La pratica guida.

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