Ritorniamo Sul Bài Shī

Bai shi

Anni fa ho già toccato il tema che andrò a sviscerare oggi, ma voglio arricchirlo con nuovi elementi, perché in diversi casi mi è capitato di leggere cose sul Bài Shī [拜師] che richiedono un intervento. Chi mi segue da tanto sa che sono un appassionato, un cultore delle tradizioni di famiglia. Le rispetto e le faccio mie, anche se all’inizio non le capisco. È stato il caso proprio di questa meravigliosa cerimonia, che ho eseguito quando sono stato accettato dal mio Maestro all’interno della sua famiglia, come un vero e proprio discepolo.

Quando si decide di onorare il proprio Maestro (Pài Su in hokkian), si sancisce la presenza di una relazione indissolubile tra lo stesso ed il discepolo. La relazione profonda (師傅與徒弟關系) permette al praticante di entrare nella famiglia dell’insegnante, garantendo una linea di continuità della tradizione marziale. In molte famiglie, come nella mia, dopo questa cerimonia si inizia un percorso a porte chiuse, all’interno del quale si ricevono gli insegnamenti più antichi e segreti. È detta 拜師儀式 [bàishīyíshì] – Pài Su Gî Siak (in hokkian) -, cioè cerimonia in cui si onora il proprio Maestro.

In altre tradizioni viene passata come 入門弟子 [rùméndìzǐ], cioè introduzione del discepolo nella Scuola. In ogni caso si fa davanti solitamente davanti ad altri praticanti che hanno la funzione di testimoniare l’ingresso del nuovo discepolo nella famiglia. In alcune scuole esiste una differenziazione tra studente, 學生 [xuésheng] Ha̍k Seng, e allievo inteso come discepolo, 徒弟 [túdi] Tô Tǐ. Nell’Hek Ki Boen Eng Chun Pai si diventa Tô Tǐ quando si fa l’ingresso formale nel clan di famiglia, dopo essersi inchinati al Maestro con il 拜師 – Bài Shī – Pài Su, accettando le regole tradizionali del 武德 [wǔdé] – Bú Tek, la moralità marziale.

Bai Shi al GM Kenneth Lin Xiang Fu

TRADIZIONI DIVERSE PER LA CERIMONIA

Parlando con il mio Maestro e con altri insegnanti che vivono in Cina, ho capito che le tradizioni hanno subito innumerevoli trasformazioni. In alcuni casi sono state proprio interrotte. Sicuramente la società è cambiata e certe cose vengono lette come “vecchie”, soprattutto dopo la rivoluzione culturale e la costituzione della Repubblica Popolare Cinese. Inoltre, consideriamo pure che ci sono un centinaio di gruppi etnici, ognuno con propri usi, costumi e lingue. Pensate che ce ne sono 56 riconosciuti dal governo cinese, mentre gli altri continuano a sopravvivere nella cultura popolare.

Perché questa premessa? Credo sia fondamentale per avere un’idea meno cristallizzata delle tradizioni che poi noi importiamo come fossero fotografie. Tutto cambia e tutto viene riadattato. Spesso le stesse tradizioni cinesi sono rivisitate e rivitalizzate in modi completamente diverso. Consideriamo che tutto questo è avvenuto dalla metà del Novecento, quindi siamo nel pieno dei cambiamenti. Nelle arti marziali, nello specifico nel nostro amato Wing Chun, certi riti, significati e simboli hanno assunto altre valenze. Una delle cose più discusse è proprio questa della cerimonia di discepolato e del termine Maestro.

Ci sono alcuni Maestri che non hanno più questo rito. Ce ne sono altri, come nella nostra Scuola, che lo ritengono indispensabile. Altri ancora che sono disponibili a farlo dietro pagamento… Purtroppo alcuni hanno confuso la tradizione con aspetti di marketing, ma su questo non possiamo farci niente. In certi casi con questo strumento si instaura un meccanismo di controllo, che può essere visto come una vera e propria manipolazione psicologica. Quando poi lo ‘strumento’ del 拜師 [bàishī] – Bài Shī – viene utilizzato senza alcuna responsabilità da parte di entrambe le persone (Maestro-Allievo), diventa davvero un’operazione negativa.

SIFU – SUHǓ – SHĪFÙ

Per chi non ha cultura su questi aspetti chiamare Padre e Maestro una persona estranea può essere davvero sembrare una follia. Eppure vi posso assicurare che in alcuni casi si instaura davvero un rapporto familiare. Vero è che per molti il termine 師父 [Shī Fù] (Su Hǔ in hokkian) è diventato solo una certificazione di un grado. Di conseguenza, viene meno tutto il resto del discorso familiare se si può comprare un ‘titolo’ familiare. Nella tradizione di famiglia, solo i discepoli possono chiamare con questo appellativo il proprio Maestro, mentre gli altri possono usare 老师 [Lǎo Shī] (Làu Su in hokkian) per rivolgersi ad altri Insegnanti.

師父 è quindi un termine che definisce la relazione specifica familiare, non un grado. A proposito di confusioni, in molti casi si utilizza in maniera comune il termine 師傅 [Shī Fù] – stessa scritta, ideogrammi diversi -, che serve per individuare una persona con esperienza in una determinata area. Non c’è alcuna connotazione di tipo familiare in questo caso. So che per molti può essere una cosa da poco, ma è importante che tutti siano a conoscenza di questa cosa, per evitare di usare termini inappropriati nel modo più sbagliato.

Tornando al 拜師 – Bài Shī -, nella nostra Scuola si passa un mandato di responsabilità. Si tratta di una missione specifica che il 師父 – Shī Fù – dà in consegna al proprio 徒弟 [Tú Di], affinché preservi e continui la tradizione. Essere uno studente privato a porte chiuse di un insegnante non significa che ci sia un rapporto di esclusività. Questo è stato mal compreso in Occidente, dove alcuni insegnanti hanno messo il veto perché non volevano che i propri studenti andassero a studiare anche da altri. Al contrario, il Maestro è solito mandare il proprio studente ad approfondire da altri, come è stato il caso del mio Suhǔ.

ESCLUSIVITÀ E PRATICA

A proposito di questo, c’è una pratica tradizionale chiamata 客家弟子 [kèjiādìzǐ], che in hokkian è Khek Ka Tî Chí, cioè ospitare un discepolo di un altro Maestro. Anche il Gran Maestro The Kang Hay ha fatto lo stesso con il Gran Maestro Lin Xiang Fu, affinché approfondisse alcuni temi. L’accoglienza del discepolo di un altro Maestro è sempre di alto livello. Viene trattato come fosse un figlio. Il senso di questa tradizione è quello di ammettere di essere meno competente di un altro Maestro su un determinato aspetto della pratica.

Per esempio, se so che il Maestro X è più bravo di me nel primo livello di trasmissione di energia, mando il mio studente da lui per approfondirlo. È una chiara ammissione dell’impossibilità di omniscenza. Questo è per amore dello Studente, che deve poter crescere in modo autonomo e completo. Non comporta un ‘tradimento’ o una mancanza di rispetto, ma la possibilità da parte del praticante di crescere e maturare esperienze anche con altri insegnanti, ritenuti più competenti su determinati aspetti dal proprio Maestro.

La cerimonia del 拜師 – Bài Shī -, quindi, è da considerarsi una cerimonia d’iniziazione, come in qualsiasi società esoterica. Si tratta di una rinascita dalla quale sarebbe poco opportuno tornare indietro. Si rispettano vincoli centenari, si vive nel solco della tradizione e si rende perpetuo un passaggio di consegne con il praticante che rispetta il principio 尊師重道 [zūnshīzhòngdào] Chun Su Tiōng Tǒ. Rispetta il Maestro e segue la Via. I principi ed il rispetto sono i cardini su cui si può decidere di accettare un discepolo.

Rispondi