Prese, Leve Articolari E Strangolamenti Nel Black Flag Wing Chun

Prese, Leve Articolari E Strangolamenti Nel Black Flag Wing Chun

Ogni volta che qualcuno esterno alla famiglia ci guarda praticare arrivano tante domande. Una delle ultime è stata se ci fossero prese, leve articolari e strangolamenti nel Black Flag Wing Chun. Partiamo subito col dire che sì, sono assolutamente presenti e vengono utilizzate. Il concetto chiave, però, è che nel nostro sistema di combattimento è molto difficile che si arrivi a sottomettere senza aver prima tramortito pesantemente l’avversario. L’Hoat Keng ha la priorità assoluta. Poi, una volta colpito, possiamo decidere come procedere.

Le leve per noi sono comunque dei colpi che vengono sferrati alle articolazioni per lesionarle o romperle. C’è proprio un lavoro formale molto raffinato, che segue il principio dell’ideogramma 10, 十 [Shí] Ca’p in hokkien. Ogni movimento deve poter contenere forze che vanno a rompere l’asse verticale ed orizzontale del punto di contatto. Abbiamo proprio una forma che si chiama 十字 Sìp Jī Kûn [Shízìquán] e viene utilizzata per insegnare al praticante a lavorare su leve e punti di pressione…

Tornando a noi, le leve articolari partono un controllo. Senza il controllo degli arti dell’avversario, si rischia grosso. Troppe volte vediamo persone che mettono due mani sullo stesso braccio dell’avversario, rischiando di essere prese a cartoni sul viso… La leva si può fare in sicurezza sempre e solo dopo aver tramortito, ce lo siamo detti, ma anche prendendo un angolo rispetto alla struttura dell’avversario. Niente più funzionare in sicurezza senza aver preso un angolo, a meno che la velocità non sia totalmente falsata (io vado al quadruplo!).

PRENDERE – TORCERE – ALLUNGARE – ROMPERE

Quando parliamo di prese nel Black Flag Wing Chun facciamo riferimento ai momenti (no mezz’ora, MOMENTI!) in cui si blocca un arto con un controllo delle dita. Le stesse entrano nella carne per andare a separare ossa da muscoli, avendo la possibilità di fermare l’arto, manipolarlo o, semplicemente, per arrecare dolore. Quando le dita entrano nell’arto, per esempio nel polso, il dolore distrae la mente dell’avversario, che diventa immediatamente vulnerabile. La presa, quindi, ha una duplice funzionalità.

Da una parte, la usiamo per impossessarsi dell’arto. Dall’altra, serve per distrarre e poter colpire con l’altra mano, che spesso viene lasciata libera. A seguito di una presa si può iniziare a lavorare sulle chiavi o leve articolari ovvero sul portare oltre il limite il movimento dello “snodo”. Nella nostra disciplina si chiama Kîm Ná 擒拿 [qínná] il complesso mondo che vi sto descrivendo. Prendere e controllare, quindi, sono parte integrante del Black Flag Wing Chun.

Quando un arto viene preso, per esempio un braccio, quello che facciamo è allungarlo, torcerlo e poi incidere con un movimento veloce sul punto dell’articolazione che non può essere difeso. Ad esempio sul polso, sul gomito o sulla spalla. L’importante è provocare un dolore molto forte all’avversario, per poi passare eventualmente a strangolamenti o percussioni. Il lavoro può essere suddiviso in costrizioni (strangolamenti, soffocamenti e compressioni) e manipolazioni (leve, torsioni e chiavi articolari).

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