Possiamo Usare La Zona Di Sconfort

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Abbiamo sentito più volte parlare (e lo ha fatto anche Daniela recentemente qui sul sito) di zona di comfort, ma oggi voglio dirti che possiamo usare la zona di sconfort. Già, hai letto bene, non c’è un errore di battitura. Non c’è alcuna possibilità di muoversi da un problema, se si continua a pensare solo a quello. Così, allo stesso modo, non è assolutamente pensabile fare un passo verso lo star bene, se non si riflette su quanto uno viva in una situazione sconfortante. Ecco perché bisogna uscire dalla bolla che ci siamo creati intorno, per poter guardare dall’alto la situazione e verificare se ci sia qualcosa di meglio da cogliere.

Se non accetti il mondo nuovo e non parti da lì, da una nuova identità, che puoi costruire giorno per giorno, rischi di rimanere impantanato. Come sicuramente già sai, la zona di comfort è rappresentata da tutte le abitudini che sviluppiamo nella nostra vita. Questo accade perché l’essere umano è tendenzialmente abitudinario. Frequentiamo più o meno sempre le stesse persone, ponendoci sempre le solite domande e ruotando attorno ad uno o due temi nelle nostre chiacchierate. Non so se hai notato che anche il pensiero è vittima di questa noiosa pozzanghera. Se non frequenti persone diverse, lo limiti.

possiamo usare la zona di sconfort

Così accade di frequentare sempre e solo gli stessi posti, i locali e le pizzerie, senza mai assaporare o spaziare, per comprendere ciò che è meglio e farlo nostro. Ti ricorderai sicuramente che i nostri genitori avevano il locale preferito, vicino casa, dove si festeggiavano tutte le ricorrenze. Sempre lo stesso ristorante… Certo, ci si trovava bene, non c’erano rischi, non c’era alcuna novità, ma… In questo modo abbiamo dato al cervello un input davvero tossico: non cambiare mai se hai trovato qualcosa di decente. Il risultato è che per molti di noi non esiste la possibilità di migliorare, di andare verso l’evoluzione.

CHI SI ACCONTENTA…SI ACCONTENTA E BASTA!

Rifiuto categoricamente la massima che si sente in giro “chi si accontenta gode”. È una delle frasi che odio di più, perché descrive esattamente la mediocrità di chi non fa un passo avanti in alcuna area della vita. Come dico sempre a chi la pronuncia, prova a dirlo al tuo partner sotto le coperte… Eheheheh… La questione è davvero seria, a parte gli scherzi, perché non consente di vivere pienamente questa grande possibilità che ha l’uomo di cambiare. Siamo l’unica specie al mondo che può decidere ogni singolo giorno di modificare la propria esistenza. Si può diventare davvero Leader della propria vita se lo si vuole.

Hai notato che chi vuole cambiare e migliorare la sua vita inizia a tenere di più al proprio abbigliamento, per esempio? Ecco, anche il modo di vestirci determina la zona di sconfort. Quando ti alzi e non ti va di vestirti, rimani in pigiama o ti infili la tuta e via, proprio lì puoi individuare un campanello d’allarme. Non stai bene, l’autostima è bassa e richiede attenzione. Accontentarsi di sopravvivere non ti permette di godere pienamente dell’esistenza che ci viene regalata. Abbiamo già visto cosa dovrebbe fare chi vuole crescere e migliorare, ma credo sia un argomento infinito.

Anche la musica è uno strumento per comprendere come possiamo usare la zona di sconfort. Adesso va di moda tra i ragazzi un linguaggio assolutamente basso, volgare e malavitoso. Alcuni ce l’hanno nelle orecchie dalla mattina alla sera, creando nel cervello un ambiente depotenziante. Non ci può essere alcuna speranza di miglioramento se si ascoltano sempre e solo certi testi e “melodie” che non inducono la mente a spaziare. Ho fatto la prova su me stesso, iniziando ad ascoltare solo cose che portano alla riflessione, perché voglio mettere nella mia testa solo materiale verificato e depurato.

SOLO QUELLO CHE È CONOSCIUTO DÀ SICUREZZA

Le cose che conosciamo ci danno sicurezza, lo sappiamo. Ma a che prezzo? Quando sai già cosa ti aspetta dall’azione che stai per compiere, vai sereno, la affronti quasi con spavalderia, ma se cambiano le condizioni? Non senti l’adrenalina addosso dell’ignoto? Non percepisci quella sensazione emozionante che ti porta a tuffarti in una cosa nuova? Certo, la zona di comfort dà sicurezza, ma trovi emozione dal fare sempre le stesse cose? Io ne sono certo: no. Quando guardi le stesse cose da una prospettiva diversa già diventa diversa. Pensa cosa può accadere quando esci dalle tue certezze…

Chiaro che nella maggior parte dei casi, anche se non ci piace tutto quello che c’è lì dentro alla gabbia, ci restiamo perché ci sentiamo al sicuro… Eppure ogni volta che espandiamo la nostra coscienza, guardando esternamente e rivoluzionando il proprio presente, possiamo usare la zona di sconfort per avere un’accelerazione. Possiamo aggiungere nuove competenze, comportamenti e ‘skills’, come dicono gli inglesi. Certo, inizialmente si avverte disagio, quasi fastidio e i nuovi comportamenti non sono naturali, si entra nell’insicurezza. Ma è proprio qui che c’è evoluzione.

Questa che senti è la naturale resistenza al cambiamento. Il disagio che proviamo porta naturalmente a tornare dentro vecchi schemi. È più semplice rimanere fermi che muoversi. Non c’è dubbio che sia meno impegnativo, richieda meno coraggio e meno energie. Eppure, chi vuole crescere, migliorare ed evolvere non può evitare di lasciare indietro quello che dava calore, la “coperta di Linus”. Ogni cosa che abbiamo imparato, camminare, andare in bicicletta o scrivere ci ha dato disagio all’inizio, ma provando per tante volte, alla fine, ci ha dato piacere, perché ci siamo riusciti. Crea nuovi stimoli, nuove esperienze, non morire mentalmente, l’autostima ringrazierà.

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