Perché inserire la monaca Ng Mui nella tradizione?

Continuiamo a discutere sulla storia e sull’origine del Weng Chun e del Wing Chun. Sto ancora leggendo un documento sulle origini dei due termini e sulla diffusione che hanno avuto in Cina, sin dagli albori dell’insegnamento dell’abate Chi Sim. Vi posso assicurare che la parte più oscura di tutta la narrazione rimane quella della leggendaria monaca Ng Mui, la fondatrice del sistema Wing Chun, secondo quanto tramandato dal Gran Maestro Yip Man.

Il GM Yip Man raccontò ai suoi allievi che la monaca Ng Mui fu colei la quale codificò i movimenti che diedero vita al Wing Chun Kuen. Secondo il raccondo di Yip Man, la stessa monaca insegnò il suo sistema a Yim Wing Chun, una giovane vittima di angherìe da parte di alcuni balordi. Probabilmente Yip Man volle differenziare l’origine del sistema che stava codificando (il suo può essere considerato un work in progress, visto anche il suo continuo rimaneggiare le forme sia a vuoto che con il pupazzo di legno) dal Weng Chun Kuen, che stava cercando di studiare.

Eppure, in un articolo uscito poco tempo fa su una rivista cinese, uno dei figli di Yip Man ammette che l’origine del Wing Chun è da rintracciarsi proprio nel Weng Chun. Ora, anche se la cosa non fosse vera, sebbene sia verosimile, bisogna cercare di capire perché Yip Man abbia dato origini femminili ad uno stile praticato da maschi, non fosse altro per la diversità di struttura tra i due sessi.

Che la pratica del Wing Chun sia adatta ad per le donne non c’è dubbio, visto che i gomiti e le gambe, così come vengono utilizzati, lasciano intendere che la prima cosa da coprire siano le parti sessuali del corpo (femminile). Non si spiegherebbero, altrimenti, i gomiti così stretti nella pratica del combattimento del Wing Chun, così utili per una donna, ma così privi di senso, in certi contesti, per l’uomo.

La caratteristica posizione delle gambe, nonché l’estrema vicinanza dei gomiti al corpo è naturale per gli stili di combattimento femminili della tradizione cinese, ma non certo per quelli maschili. Ovviamente quel tipo di impostazione limita molto il combattimento, oltre a far perdere potenza ai colpi. Ne facilita, probabilmente, la velocità, ma non è certo adatta ad una struttura maschile.

Non è un caso che un certo signor Bruce Lee, nel suo Jeet Kune Do, abbia cercato di liberare il suo stile da delle posizioni fisse e da un tipo di combattimento statico, sicuramente non utile ad un fisico maschile.

Da tutte queste considerazioni deriva la mia domanda principale: perché è stata inserita nella leggenda della fondazione del sistema la monaca Ng Mui, come progenitrice dello stile? Sarebbe interessante aprire un dibattito insieme agli interessati, anche se so che gli interventi in materia non saranno molti…

Secondo le ricerche condotte dai massimi esponenti del mondo del Wing Chun, la leggenda che ruota attorno alla figura della monaca Ng Mui è più o meno questa…

Durante il regno dell’imperatore K’anghsi della dinastia Qing (1662-1722) – della quale ho fatto cenno ieri – il Kung Fu aveva conosciuto un grandissimo sviluppo nel Monastero Buddista di Siu Lam (Shaolin) sul Monte Sung, nella provincia di Honan. I seguaci dello Shaolin Kung Fu erano talmente famosi per la loro capacità nel combattimento che il governo si preoccupò per la propria stabilità.

L’Imperatore decise di uccidere i monaci e di distruggere il monastero che si trovava nella Cina centrale. Per compiere il massacro e la distruzione furono inviati numerosi soldati, ma i monaci di Shaolin opposero una resistenza così forte che il monastero rimase indenne, nonostante una lunga battaglia. Chan Man Wai, il migliore tra i candidati all’esame dei funzionari di quell’anno, voleva fare carriera nel governo e così espose un piano tanto geniale quanto efferato: ordì una congiura con alcuni monaci del monastero Shaolin, il più importante dei quali si chiamava Ma Ning Yee.

Ma Ning Yee si lasciò corrompere e tradì i suoi compagni, incendiando il monastero a loro insaputa, riducendolo in cenere. Durante l’incendio morirono la maggior parte dei Monaci, ma alcuni combattenti (laici) riuscirono a salvarsi. Tra questi si annoverano i Cinque Anziani, i capi dei cinque stili Shaolin: la Maestra buddista Ng Mui, il Maestro Chi Sim, il Maestro Pak Mei, il Maestro Fung To Tak ed il Maestro Miu Hin con i suoi discepoli – ne ricordo solo alcuni: Hung Hai, Kwun, Fong Sai Yuk e Luk Ah Choy -. Uno dei Cinque Anziani, il Maestro Chi Sim, che era anche Abate e che prima dell’incendio aveva avuto la maggior parte degli allievi, li convinse della necessità di combattere contro i Manciu.

Chi Sim ed i suoi allievi vennero ricercati con mandato di cattura per la loro attività antigovernativa. Chi Sim ordinò ai suoi allievi di disperdersi in tutto il Paese per evitare di essere catturati. Egli stesso, per potersi salvare, assunse la falsa identità di cuoco (come abbiamo visto ieri), rifugiandosi su una giunca rossa (la nave da trasporto delle compagnie teatrali).


Altri maestri, come Miu Hin e sua figlia Miu Tsui, si nascosero a lungo presso le stirpi dei Miao e degli Yao, tra Szechwan e Yunnan. Successivamente, scampati alla furia omicida, il Maestro Chi Sim ed i suoi allievi viaggiarono per il Paese, arricchendo le leggende cinesi. In Cina sono famose le storie “Fong Sai Yuk sfida i difensori di un torneo” e “Ng Mui uccide Lee Pa Shan sul paletto dei fiori di pruno”, solo per fare due esempi.


La monaca Ng Mui, invece, si rifugiò nel tempio della Gru Bianca, sul monte Tai Leung, nel quale ebbe modo di dedicarsi indisturbata all’arte marziale e allo Zen. Per lungo tempo Ng Mui si dedicò alla ricerca di tecniche che potessero offrire la possibilità di difendersi anche a persone fisicamente deboli, in modo tale da sconfiggere esperti delle Arti Marziali classiche.


La leggenda narra che Ng Mui ebbe l’ispirazione decisiva osservando lo scontro tra una gru e una volpe. La volpe girava intorno alla gru, nella speranza di poter sferrare un attacco mortale, sul fianco non protetto di quest’ultima. La gru, dal canto suo, si girava in continuazione in modo da mostrare alla volpe il suo petto. Ogni volta che la volpe si avvicinava troppo, tentando di attaccarla con una zampa, la gru si difendeva con un’ala e, contemporaneamente, contrattaccava con il becco.


La volpe, astuta, si avvaleva della velocità delle proprie zampe e degli attacchi a sorpresa. Nessuno ha raccontato la fine di questa battaglia, ma tutti spiegano che Ng Mui sviluppò un nuovo sistema, una vera e propria arte marziale, grazie all’idea ricavata da quell’osservazione. Il nuovo sistema di Ng Mui conteneva movimenti più semplici, dediti ad un’utilizzo più economico della forza e notevolmente adattabili ad ogni persona.


Il sistema di Ng Mui aveva come scopo la sconfitta del nemico, non con la forza, bensì con il metodo. Sul monte Tai-Leung Ng Mui conobbe Yim Lee e sua figlia Wing Chun (che aveva 15 anni), il cui nome significa “bella primavera”. Il sistema della monaca Ng Mui deve il suo nome proprio a questa giovane ragazza. Yim Wing Chun vendeva il tofu insieme a suo padre, in un villaggio vicino al tempio della Gru Bianca ed ebbe i suoi primi contatti con Ng Mui proprio quando questa andava a fare provviste nel mercato in cui vendevano il tofu.


Yim Wing Chun e suo padre erano fuggiti dalla loro terra natìa, Canton, nella provincia Guangdong, poiché il padre era stato coinvolto in un problema giudiziario. Essendo stato allievo nel monastero Shaolin, egli aveva appreso alcune tecniche di combattimento che impiegava, all’occorrenza, per ristabilire la giustizia dalle sue parti. Per questa ragione cadde in tali difficoltà che lo costrinsero ad abbandonare la sua terra e a rifugiarsi ai confini delle province Szechwan e Yunnan, sul monte Tai-Leung.


Yim Wing Chun crebbe e divenne una ragazza bella ed intelligente, ma la sua bellezza ed affabilità divennero anche la fonte di gravi problemi. In quella provincia viveva un noto attaccabrighe che si chiamava Wong, il quale cercava continuamente di provocare liti. Purtroppo gli abitanti del villaggio non sapevano difendersi da lui, visto che era un esperto di Kung Fu e che apparteneva ad una società segreta.


Attratto dalla bellezza di Yim Wing Chun, la chiese in sposa; Wing Chun, però, era già stata promessa sin dall’infanzia ad un giovane di nome Leung Bok Chau, un mercante di Fukien. Wong le mandò un messaggero, fissandole una scadenza e minacciandola di usare violenza nel caso in cui ella lo avesse respinto. Padre e figlia vivevano nel terrore delle ritorsioni di Wong per il rifiuto di Wing Chun di sposarlo.

Con l’andare del tempo Ng Mui era diventata cliente abituale di Yim Lee e spesso si intratteneva con lui e con la figlia. Un giorno si rese conto che erano tormentati da grandi preoccupazioni. Yim Lee le raccontò ogni cosa e Ng Mui, che era dotata di spiccato senso della giustizia, decise di aiutare Wing Chun. Lei, però, non desiderava punire personalmente il malfattore, da un lato per non far scoprire la sua vera identità, dall’altro perché un combattimento tra lei, famosa Maestra del monastero Shaolin ed uno sconosciuto picchiatore sarebbe stato considerato sleale ed inglorioso. Per questi motivi volle aiutare Yim Wing Chun trasmettendole l’arte del combattimento. Dopo soli tre anni di lezioni, la giovane ragazza padroneggiava perfettamente il metodo che le era stato mostrato.

Dopo l’addestramento, la giovane Wing Chun tornò da suo padre. Fu molestata dal picchiatore Wong, subito dopo aver raggiunto il villaggio. Questa volta ella non scappò, ma lo sfidò. Wong era sicuro della sua vittoria e già si rallegrava all’idea di aver finalmente conquistato la ragazza. Purtroppo per lui, però, aveva fatto male i calcoli, perché Wing Chun lo sconfisse. Dopo questa vittoria, lei continuò ad esercitarsi nel combattimento e, quando Ng Mui decise di proseguire il suo viaggio, fu esortata a trovare un degno successore e a istruire solo gli allievi giusti.


Yim Wing Chun sposò il suo fidanzato Leung Bok Chau e gli trasmise il metodo di combattimento che aveva appreso da Ng Mui. Leung Bok Chau, che prima di sposarsi aveva praticato il Kung Fu, inizialmente non ascoltava la moglie quando questa gli parlava della sua arte marziale, credendo che una donna fosse troppo debole per poter essere considerata una pericolosa rivale per un uomo. Una volta, però, Wing Chun ebbe finalmente l’opportunità di dargli una dimostrazione pratica della sua abilità, sconfiggendolo. Solo a quel punto egli riconobbe che sua moglie era una Grande Maestra di Arti Marziali e, per renderle omaggio, chiamò questo sistema di Kung Fu “Wing Chun“. Leung Bok Chau si allenò regolarmente con la moglie fino a diventare egli stesso un Maestro di quest’arte marziale.


Tramandato di generazione in generazione tramite un sistema familiare, il sistema è rimasto segreto fino agli anni ’50 del Novecento. Venne alla luce con il signore di prima, un certo Bruce Lee, che lo studiò per circa quattro anni sotto la guida del Grande Maestro Yip Man il primo ad aprire corsi pubblici per la diffusione di questo stile in un periodo storico che vedeva ancora il Kung Fu appannaggio delle società segrete -.

Questa, in sintesi, è la leggenda tramandata dagli Allievi del GM Yip Man. Due sono i dubbi, quindi, che vanno sciolti: perché fino agli Anni Cinquanta il sistema del Wing Chun non appare da alcuna parte? Perché la monaca Ng Mui non appare in altre fonti cinesi? Cerchiamo di sciogliere i dubbi.

9 thoughts on “Perché inserire la monaca Ng Mui nella tradizione?

  1. Ciao Riccardo, ancora complimenti per il blog! non sono in grado di sciogliere i dubbi che proponi, ma ti scrivo per fare il puntiglioso su questa cosa che dici :"signor Bruce Lee, nel suo Jeet Kune Do, abbia cercato di liberare il suo stile da delle posizioni fisse e da un tipo di combattimento statico, sicuramente non utile ad un fisico maschile" Il wing chun non è uno stile di

  2. Non credo che tu abbia rivali, a nessun livello, nel raccontare la storia, le posizioni e quant'altro relativo al Wing Chun.Ora dovresti iniziare a raccogliere tutte queste informazioni non più in formato digitale ma cartaceo!!!!!Come sai io sono sempre disponibile ad aiutarti (NEL MIO PICCOLO OVVIAMENTE!!!!)Tuo servitore Tognamax

  3. Ciao Roberto, grazie per i complimenti, assolutamente immeritati!Cerco di ribattere alla tua "puntigliosità", che è sempre benvenuta! Diciamo che il Wing Chun che studiò Bruce Lee era davvero statico e con posizioni fisse (ricordiamoci che non studiò tutto il sistema). D'altra parte, anche in merito alle distanze il sistema di Yip Man non è

  4. Grande Tognamax! Grazie, grazie e ancora grazie per la tua solita gentilezza! Non merito assolutamente quello che hai scritto, ma ti ringrazio per averlo fatto!Sul cartaceo un pensierino l'ho fatto tanto tempo fa, ma poi ho riflettuto sulle potenzialità della rete. Io voglio prima discutere e raffinare tecniche e conoscenze, prima di scrivere un bel testo.

  5. ciao ricciardè…gran begli articoli complimenti….:)prima hai scritto: "La muscolatura interviene sempre per dare energia ai movimenti, perché l'apparato osteo-articolare (gomiti, etc.) non può generare energia. Su questo non ci piove"..concordo con te…se un gomito si muove è perche qualche muscolo lo ha fatto muovere!!!vorrei dare un piccolo contributo

  6. Che onore!! Grazie davvero della visita, caro "bucio" (che nick!!!).Sono contento del tuo intervento da "specialista", anzi, ti dirò di più. Se pensi di poter scrivere venti righe sul concetto stesso di energia, lo pubblico qui sul blog a beneficio di tutti! Pensaci!A presto!

  7. sisi te le scrivo volentieri…però per le venti righe mi devi dare un po di tempo…le cose vanno fatte bene 🙂

  8. magari volevo osservare il fatto che ci sono altri stili che si richiamano a Ng Mui..e non solo il wing chun.così come a Chi Sim non solo il weng chun si richiama…

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