Nel Wing Chun Davvero Non C’È Gioco Di Gambe?

gioco di gambe nel wing chun

Tra le decine di domande che mi vengono fatte su internet, ce n’è una che domina e riguarda il gioco di gamba nel Wing Chun. C’è? Non c’è? Non funziona? Funziona? Insomma, tutti ne parlano, perché guardando la moltitudine dei video dimostrativi presenti in rete, si vede sempre un Maestro fermo, che mena il malcapitato studente che si muove. Quindi non c’è? Oppure è una della materie più sconosciute, tra le altre, agli stessi praticanti sprovveduti di Wing Chun? Vediamo di parlarne un po’, affinché almeno quei pochi che mi seguono abbiano le idee chiare.

Nella nostra realtà, che si chiama Black Flag Wing Chun, la gestione della distanza ed il footwork (il modo anglofono di chiamare il gioco di gambe) sono estremamente semplici. Ciò che li rende complessi è il riferimento con l’avversario, che, nostro malgrado, si muove e spesso pure bene! Il combattimento è fatto di mobilità e per affrontarlo al meglio occorre applicare soluzioni semplici ed efficaci. Spesso tante tecniche e tattiche non permettono di avere chiarezza mentale. In realtà, alla fine, i movimenti possibili sono davvero pochi e vanno allenati per bene.

Nonostante alcuni parlino del Wing Chun in generale come di un sistema statico, non del tutto a torto, nella nostra scuola, come in poche altre, si lavora sugli spostamenti sin dalla prima lezione. Non a caso, il gioco di gambe è inserito anche all’interno del riscaldamento, per permettere al praticante di acquisire dimestichezza con movimenti che non sono soliti. All’interno di questo lavoro intensivo che si fa a tutti i livelli di pratica, ci sono aspetti tattici e degli altri strategici di cui dobbiamo tener conto.

QUALI SONO GLI ASPETTI STRATEGICI DEL GIOCO DI GAMBE IN HKB?

In linea generale, bisogna comprendere che la nostra non è una disciplina sportiva da combattimento come viene comunemente inteso questo termine. Mentre in quel contesto è necessario muoversi tanto e senza sosta, in uno scontro a mani nude teso alla neutralizzazione dell’avversario è più probabile che le azioni siano di meno, ma feroci e tendenzialmente definitive. Questo comporta l’utilizzo della massima velocità e della massima resa con lo sforzo minimo possibile, perché non si prevedono assalti ripetuti, come simuliamo spesso negli sparring per studio.

Non ci sono fasi di entrata e uscita dalla distanza corta, così come non esistono pause o preparazioni all’azione. Il footwork è quindi condizionato da questo aspetto strategico e non prevede perdite di energia per affrontare lo scontro. La priorità di un praticante di HKB è quella di portare a casa la pelle. Ciò comporta che ogni uscita di gambe sia sempre risolutiva, abbinata ad un colpo possibilmente risolutivo e conclusivo, nel più breve tempo possibile. Questa scelta strategica ne fa conseguire diverse di natura tattica.

Chiaramente la nostra distanza di lavoro sarà sempre quella media o corta, visto che non siamo soliti ingaggiare battaglia in contesti sportivi. Non cerchiamo mai lo scontro. Non attacchiamo mai per primi. La nostra è una disciplina marziale non violenta. Lo so che può sembrare una contraddizione, ma effettivamente non lo è affatto. Il nostro bagaglio tecnico, infatti, è tutto costruito per concludere l’eventuale scontro in poco tempo e, soprattutto, nel raggio d’azione delle braccia. Forse è per questo che il gioco di gambe è meno appariscente.

DISTANZE E ASPETTI TECNICI DEL FOOTWORK NEL BLACK FLAG WING CHUN

Quando un avversario tenta di colpire o di entrare in lotta, deve necessariamente avvicinarsi a noi. In quel momento si arriva alla distanza più pericolosa (per tutti), dove si infliggono i danni maggiori e consistenti. Non a caso il posizionamento delle mani e delle gambe del praticante di Black Flag Wing Chun è predisposto a far avvicinare l’avversario nella distanza che noi preferiamo. Lavoriamo per ore ed ore il gioco di gambe, conservando posizione ed equilibrio, struttura e radicamento, perché sappiamo già che lo scontro si deciderà in quello spazio limitato dalla distanza delle braccia.

La tecnologia stessa dell’Hoat Keng 發勁 [fājìng] viene estremizzata per l’assenza di caricamento a corta distanza, sia per i colpi di braccia che per quelli di gambe, senza dimenticare il lavoro di gambe, che non prevede anch’esso alcun tipo di preparazione. La tattica che viene principalmente usata anche nel footwork è proprio quella di contrattaccare, nel momento in cui l’altro si muove. Diciamo che è una difesa attiva. Si può lavorare su un’esca, sul rompere la distanza, sul contrattacco semplice, ma il principio generale non cambia: lasciamo (apparentemente) all’altro la prima azione.

Tutto ciò che riguarda le esche e le finte, fanno parte integrante del lavoro di braccia e gambe, che servono per far cadere l’avversario in trappola. Chi conosce la nostra pratica, sa che faccio riferimento al manichino… Ogni spostamento è fatto per trovare l’angolo cieco, così come l’ottimo posizionamento di combattimento, che per noi ha sostanzialmente due possibilità, seguendo sempre la dualità Im/Yang. L’obiettivo del movimento coordinato di gambe e braccia è quello di massimizzare l’efficacia della tecnica, affinché il praticante si metta in protezione nel più breve tempo possibile. Continua…

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