L’uso strumentale del Wing Chun Kyun

Non so se capiti anche agli altri Maestri, ma a me è successo con più di una persona il ritrovarmi nella condizione di insegnare il Wing Chun Kyun nella sua interezza,  ma di vederne praticata solo una parte del sistema. Parlo dell’uso strumentale di quest’Arte Marziale Tradizionale, cosa che per molti potrà sembrare stranissima, vista la nomea e il triste alone che la circonda.

Eppure, vedo tutti i giorni, alcuni arrivano da me e vogliono imparare le forme, altri le tecniche, altri le posture, altri ancora il Chi Sau, etc. Mi pare di esser percepito come una specie di supermercato, con tanti scaffali e merce differente. Bene, non è così. Chi viene a studiare da me il Wing Chun sappia che io non mi limito ad una o ad un’altra componente del sistema e, proprio per questo, pretendo che venga studiato tutto, dal principio alla fine, senza tralasciare niente.

Sicuramente ci saranno delle cose in cui uno eccelle ed altre in cui si avranno delle carenze, ma non è possibile che ci sia solo quello che picchia come un fabbro, ma non conosce quasi niente del Wing Chun, da una parte, e quello che pensa alla filosofia taoista, ma non sa tirare due pugni messi in croce, dall’altra.
Certe volte capisco il motivo per cui quelli che si appassionano a tutte le tematiche ed a tutti gli aspetti del sistema sono i “puri”, quelli che non provengono da esperienze precedenti: mi riconoscono come Maestro e, per questo, mi seguono su tutti i percorsi. Altri, invece, cercano da me la parte che più li aggrada, mettendo sotto i piedi il resto. Bene, lo ripeto, non si fa così, non sono il supermercato in cui cercare il prodotto, acquistarlo ed uscire soddisfatti. 
Ho lasciato Maestri e Grandi Maestri per motivi molto più semplici, quando ho compreso che stavano cercando di vendermi merce, invece di insegnarmi un’Arte Marziale, imponendomi di fare altrettanto con i miei Allievi. Ho allontanato Allievi, quando ho capito che avevano scambiato il mio lavoro per merce da acquistare. Se alcuni mi danno del denaro per ripagarmi del tempo che dedico loro li ringrazio con amore, perché conosco il valore del denaro, ma tutti quelli che lo fanno sanno che non sto vendendo merce in cambio di moneta.
La più grande delusione sarebbe vedere la sala piena di praticanti alla ricerca del proprio ego, della propria soddisfazione, lontani anni luce da ciò che più andrebbe ricercato, proprio quella rinuncia a se stessi, che ci permette di acquisire con amore e sacrificio quelle capacità particolari essenza e corpo dello stesso Gong Fu che seguiamo. 
Chi mi conosce sa bene a cosa faccio riferimento. Odio veder ridotta questa benedetta Boxe Cinese in una scatola di cioccolatini, tra i quali scegliere quelli fondenti, lasciando da parte gli altri. La scatola va presa tutta, per assaggiare tutti i piaceri che può dare, in tutte le sfumature del cioccolato. 
Mi fanno ridere quelli che vengono a vedere – neanche a praticare, solo vedere – una delle mie lezioni, permettendosi di giudicare tutto il mio lavoro per soli 30 minuti di osservazione dall’esterno. Ancor più quelli che pensano di scegliere tra centinaia di corsi attivi a Roma solo guardando un allenamento. Per capire bisogna provare e sentire sulla propria pelle il duro lavoro di tutti i giorni, non guardare e commentare ciò che neanche si riesce a capire dall’esterno.
La mia Scuola, sebbene sia giovanissima – sono appena 3 anni che insegno -, mette a disposizioni di tutti i praticanti seri e leali tutte le possibilità di sviluppo nell’alveo del Wing Chun, ma non può, non deve e non sarà mai paragonabile ad un supermercato. Invito tutti quanti i miei Allievi presenti, quelli attualmente in pausa e tutti coloro i quali vorranno diventarlo a fare un esame di coscienza profondo, perché l’immagine di questa comunità marziale deve essere una ed una sola, rispecchiando la totalità, quell’insieme olistico di conoscenze ed applicazioni pratiche che da sempre andiamo ricercando.
Chiunque fosse interessato ad entrare nella nostra Famiglia sappia che non basta iscriversi in una palestra per esser considerati Fratelli: è necessario sudare e lavorare con gli altri per capire dove stanno i propri limiti e tentare di superarli. Nel momento in cui l’ego prevale sull’amore della condivisione, lì c’è la fine della Famiglia, perché lì finisce il legame che ho tentato di creare negli anni. Se la Famiglia è una, non ci può essere spazio per l’ego. Sia ben chiaro a tutti. Abbiamo tanta strada da fare, ma la base del percorso è la mutua assistenza e, soprattutto, la consapevolezza della pratica sana, continua e coerente di un’Arte Marziale Tradizionale in tutte le sue componenti e sfaccettature.

6 pensieri riguardo “L’uso strumentale del Wing Chun Kyun

  1. Articolo molto interessante specie quando dici che fa sorridere chi viene e giudica senza provare.Bisogna sempre vedere però se viene data la possibilità di provare!Per esperienza personale posso dire che quello che per gli altri è "provare" il praticante di Wing Chun spesso lo considera una sfida, un mettere in dubbio le proprie capacità, una lesa maestà di fronte ai propri

  2. Tutti quelli che sono diventati miei Allievi mi hanno voluto "testare" in tutti i modi. Solo due persone hanno dileggiato il mio lavoro senza provare niente. Poi, parliamone, dipende da cosa significhi "provare". Sicuramente non si entra in una sala per fare a botte, perché lì cambia il contesto. Il "confronto" di cui parli è la pratica sportiva, probabilmente,

  3. No, non parlo di pratica sportiva ma di apertura al confronto, è ovvio che se stiamo parlando di Arti Marziali ad un certo punto le mani addosso 2 persone se le dovranno pur mettere.Il fatto che tu abbia "bollato" subito il confrontarsi con lo Sport è sintomatico però.Non voglio far polemica, è il tuo blog e porti avanti le tue idee mi permetto solo un consiglio, guarda le

  4. Siccome le tue parole m'hanno ricordato e continuano a ricordarmi qualcuno, ho subito parlato della pratica sportiva del confronto, cioè il ring. Io non sono chiuso in schemi proprio perché mi alleno con tutti quelli che mi danno modo di crescere e di non ridurre il poco tempo a disposizione a fare a bòtte.Siccome alcuni mi hanno anche invitato in contesti a me non

  5. Secondo me c'è modo e modo di "provare" tutto sta nell'intenzione. Se si ha intenzione di fare male sono daccordo con Riccardo, non do modo di provare, perchè a quel punto sarei costretto a fare male a mia volta. Io non studio per fare male in modo gratuito solo per il mio Ego e credo che un "Arte Marziale" vada oltre il semplice fare a botte.

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