Il Tao come stile di vita I

Cari amici e lettori, sto passando alcuni giorni nelle terre senesi, tra le colline e la vista del Monte Amiata. In queste terre di pace e tranquillità la meditazione è più semplice e vi si può ricorrere con estrema facilità in qualsiasi momento della giornata, perché i suoni, gli odori ed i sapori ti aiutano ad allontanarti dalle passioni quotidiane.
In questi momenti di estrema serenità ho pensato di dedicarmi al blog e, quindi, a voi, cari amici e lettori, per parlarvi della mia scelta di vivere secondo i principi taoisti, per quanto mi è possibile e per quanto la natura umana – fallibile e imperfetta – me lo permette.
Secondo il pensiero taoista – diversamente da quello confuciano, per esempio – esiste un’armonia universale che lega tutti i livelli del cosmo: cielo, uomo e terra (heaven, human, earth, vi ricorda niente?). Il principio su cui si fonda il Taoismo è il Tao, termine di non facile interpretazione, tanto che un verso del Taodeing (o Tao Te Ching) recita: “Il tao che può essere definito col nome non è il tao costante”. L’essere nella sua essenza scorre, si modifica, non si cristallizza; per questo non può essere spiegato con una frase. Tao (道) potrebbe essere letteralmente tradotto come la Via o il Sentiero; la traslitterazione in pinyin è dào.

Possiamo, però, dire che il tao, presente in ogni cosa, la condiziona. Esso è un flusso vitale da cui ha avuto origine tutto, che scorre incessantemente, mutando sempre pur rimanendo sempre lo stesso. Il simbolo del tao è formato da due spirali: una che avvolge l’altra e viceversa, partendo da un unico Centro. Le due spirali rappresentano la discesa e l’ascesa degli aspetti opposti di ogni energia del cosmo. Il simbolo è una simmetria rotazionale ciclica: la spirale bianca ha l’inizio dove termina la spirale nera; essa si avvolge ed aumenta fino ad un massimo, ma poi manifesta in se stessa la sua tendenza opposta (punto nero), il quale si svolge proprio a partire da lì. Anche questo aspetto raggiunge un massimo finché si manifesta la tendenza opposta (punto bianco), che si avvolge e così via, ciclicamente.

Come religione popolare, il Taoismo dispone di diverse pratiche per potenziare e per rendere immortale il corpo: diete alimentari di vario tipo (il vegetarismo, l’ingestione di prodotti ottenuti tramite ricerche alchemiche), tecniche respiratorie (come lo Yoga), ginniche, sessuali e contemplative. Più che alla religione, noi dobbiamo guardare all’obiettivo del Taoismo filosofico: raggiungere la santità, lo stato di perfetta armonia con il mondo naturale, uno stato che si acquista uniformandosi ad esso tramite la meditazione, che permette l’identificazione con il Tao. La natura non deve essere alterata dall’azione umana: il taoista pratica e predica il “non agire” (Wu Wei) in tutti i campi, non lasciandosi turbare né dai mutamenti, né dalla morte.

Nella filosofia taoista il Tao ha come funzione fondamentale quella di rappresentare l’universo, il quale nacque nello stato di Wu Chi, assenza di differenziazioni e di polarità. Ad un certo punto si formarono due polarità di segno diverso che rappresentano i principi fondamentali dell’universo: lo Yang, il principio positivo, maschile, rappresentato dal bianco nel Tao; lo Yin, il principio negativo, femminile, rappresentato dal nero.

I due principi interagirono sin dal principio, dando origine alla suprema polarità (T’ai Chi). Tutti i simboli che rappresentano questa suprema polarità (compreso il Tao) sono chiamati T’ai Chi T’u. Yin e Yang non hanno alcun significato morale, ma sono considerati elementi di differenziazione complementari.

Nel Tao Te Ching di Lao Tzu si dice che il Tao nutre tutte le cose, che crea una trama nel caos. La caratteristica propria di questa trama è una condizione di inappagabile desiderio, per cui i filosofi taoisti associano il Tao al cambiamento; le rappresentazioni artistiche che tentano di rappresentare il Tao sono caratterizzate da flussi.

Yin e Yang sono opposti e complementari tra di loro, relativi (si può essere Yin sotto un certo aspetto e Yang sotto un altro), ma mai antitetici, tanto che nella pienezza dell’uno è implicita l’origine dell’altro. Il loro alternarsi determina tutte le cose. Yin e Yang sono i due princìpi che mantengono l’ordine naturale del Tao.

Ogni manifestazione dell’energia del Tao si palesa in cinque categorie indipendenti, i cinque elementi: Legno, Fuoco, Metallo, Terra, Acqua. Questi influiscono sulla vita dell’uomo sia esternamente, attraverso il clima e l’ambiente, sia internamente, attraverso i processi chimici che avvengono dentro al corpo.

Ognuno dei cinque elementi è caratterizzato dalla tendenza ad una polarità, o Yin o Yang. Legno e Fuoco sono di natura Yang; Metallo e Acqua sono di natura Yin; la Terra è di natura neutra, è sia Yin che Yang, poiché è il perno su cui si basano e in cui si ritrovano tutti gli altri elementi. L’Acqua e il Fuoco simboleggiano dunque la totale opposizione dei principi Yin e Yang, per questo sono disposti simmetricamente in contrapposizione nel bagua, per esempio (ne riparleremo).

Veniamo all’oggetto di questo blog e alla connessione di questo con il Tao. Le arti marziali orientali, in particolare quelle di origine cinese, trovano il loro fondamento filosofico nelle principali correnti di pensiero storicamente diffuse nell’area asiatica: il Taoismo, il Buddhismo e il Confucianesimo. Da ognuna di esse le arti marziali traggono gli aspetti più importanti della loro esistenza, fino a creare un sistema di condotta che prevede la capacità di comprendere i processi e i mutamenti naturali propria del Taoismo, la ricerca dell’essenza spirituale umana e del distacco dalla dimensione terrena di derivazione buddista, nonché, infine, la propensione all’autodisciplina e alla gerarchia fondata sul sapere, elemento mutuato dalla tradizione confuciana.

Nel sistema di condotta marziale, nella nostra etica, la ricerca interiore è quindi un cammino che percorre due strade: da una parte si guarda all’interno di se stessi, si medita e ci si concentra sul proprio essere individuandone limiti e capacità; dall’altra ci si rivolge al divenire delle cose e ai cambiamenti che stanno alla base di ogni processo creativo. Sebbene la strada sia duplice, la mèta è comunque unica: partecipare all’infinito mutamento dell’esistente ed essere in perfetta armonia con esso. Quindi, nel praticante marziale ogni lato del proprio comportamento, ogni momento dell’agire umano deve essere teso verso questo duplice obbiettivo.

Il praticante di arti marziali ricava e persegue un insegnamento fondamentale dal processo di mutamento dovuto alle leggi del Tao: in ogni cosa, uomini compresi, esiste un’energia (detta Ci, Chi, Qi o Ki) che partecipa al divenire delle cose; non necessariamente ne siamo coscenti e non sempre riusciamo a controllarla e a vivere in armonia con essa. Si deve riuscire a ridurre al minimo il tempo in cui le potenzialità vengono mal veicolate, male utilizzate o, addirittura, disperse. Si deve quindi raggiungere uno stato di completa armonia col mutamento universale. Naturalmente, perché ciò sia possibile, è necessario sottolineare che il cammino marziale deve essere percorso per tutta la vita.

La vita interiore di chi pratica le arti marziali deve quindi essere improntata all’armonia e ispirata dalla perfezione del cerchio del Tao; al concetto di armonia si ricollega quello di “equilibrio”. L’equilibrio fisico e mentale del praticante deve scorrere come scorrono le opposte energie del Tao: il positivo e il negativo, il duro e il molle, la verità e l’apparenza.

Il Taoismo, si diceva, ha influenzato in modo determinante le Arti Marziali Tradizionali Cinesi e, per questo, ha influenzato anche il mio personale cammino su questa terra. Nei giorni più bui, nei momenti peggiori della giornata, solo il Tao mi aiuta a superare la difficoltà.

Il principio guida della filosofia taoista, dicevamo, è il Wu Wei, che segue il motto “Il Tao non fa nulla tuttavia compie ogni cosa”. Può essere tradotto con “non-azione” o “assenza di attività”. Il termine non va preso tuttavia alla lettera, perché significa semplicemente che non bisogna agire in modo artificioso, forzato, in disaccordo con le leggi della Natura. Il Kung Fu non è un’arte violenta, proprio per questo, infatti, non bisogna “agire” attaccando, ma semplicemente adattare la nostra azione a quella dell’avversario. La morbidezza e la rotondità dei movimenti (che troviamo soprattutto nel nostro stile) sono qualità essenziali nella pratica del Kung Fu. L’armonia e la calma sono gli elementi che contraddistinguono l’arte cinese del Kung Fu, chi lo pratica solitamente rinuncia a qualsiasi forma di autoaffermazione, competizione e pratica l’arte dell’oblio di sé, per distaccarsi non solo dal suo avversario ma anche dal proprio ego.

Lo stesso Lao Tzu dice:
“Un buon guerriero non è bellicoso”
“Un buon combattente non è collerico”
“Un buon vincitore non dà battaglia”

La morbidezza e la cedevolezza sono qualità essenziali nella pratica delle arti marziali. Non bisogna infatti opporsi alla forza dell’avversario, ma bisogna utilizzare la sua forza per batterlo. Ecco perché Lao Tzu afferma che “fra due combattenti vince colui che cede”.

Nel Tao Te Ching (il Libro della via e della Virtù) è messa in evidenza l’importanza di non prendere sottogamba il proprio avversario: “Non c’è disgrazia più grande di prendere alla leggera il proprio avversario; se faccio così rischio di perdere i miei tesori”. L’umiltà deve essere una delle virtù fondamentali di un capo: “Un buon comandante è un uomo umile”.

Anche le tecniche taoiste fisiche di respirazione, di meditazione e di circolazione del Chi hanno avuto un’importanza determinante sullo sviluppo del Kung Fu, come scrivo da qualche tempo.

Ora, per tornare al discorso principale, mentre Confucio accettava la società in cui viveva ed insegnava i metodi per renderla migliore, la scuola di pensiero taoista negava tale società e cercava la salvezza al di fuori di essa. L’idea fondamentale consiste nell’identificazione con la Natura e con la sua Via. Secondo i taoisti ciò che deriva dall’uomo è l’origine della sofferenza, ciò che proviene dalla Natura è invece fonte di felicità. Il Taoismo è, in definitiva, una filosofia mistica.

Con il passare dei secoli i taoisti misero a punto tecniche complesse per la purificazione della mente e del corpo con l’ideale intento di raggiungere ciò che essi chiamavano “immortalità”. Immortale (Hsien) è colui che arriva a purificare la propria carne dal decadimento per il tramite di pratiche specifiche. Queste erano tecniche di concentrazione mentale e meditazione connesse con esercizi respiratori per la circolazione del Chi (Chi Kung). Essi impararono inoltre ad utilizzare erbe medicinali per promuovere e preservare la vitalità. Furono studiati speciali esercizi ginnici (Tao Yin) per la salute del corpo.

Taoismo viene pure scritto come Daojian (道 教), come metodo per studiare il Tao e per portare l’individuo in armonia con esso o, più precisamente, per unirlo allo stesso Tao. I saggi dicono: “Il Tao è per sempre e colui che lo possiede, benché il suo corpo possa cessare, non sarà distrutto”. Il Tao si riferisce ad un potere senza nome, privo di ogni forma, che pervade ogni cosa, porta all’esistenza tutte le cose e poi le riporta al non essere in un ciclo eterno. Le persone sono diverse e il Tao non è mai statico.

Il Taoismo è un sistema spirituale a molti livelli. Uno dei suoi punti basilari di origine filosofica consiste nell’accettare l’umanità e il mondo come sono. Partendo dalla stessa umanità, i Taoisti apprezzano le sue caratteristiche intrinseche di peccato e di aspirazione, di miseria e nobiltà, barbarie e scaltrezza, emozione e intelligenza, perversità e purezza, sadismo e compassione, violenza e pacifismo, egoismo e trascendenza.

Probabilmente soltanto il Tao può condurre l’Uomo verso la santità che ricerchiamo, sia nella sua pratica fisica che nella sua pratica spirituale. Non possiamo far a meno di dedicarci alla meditazione ed alla respirazione profonda, cari amici, lettori e praticanti di arti marziali…

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