Come Si Fa Sparring Nel Black Flag Wing Chun?

Sparring nel Black Flag Wing Chun

Entro subito a gamba tesa: a livello tradizionale tutto quello che concerne lo sparring NON è previsto. Ci sono decine di esercizi diversi, ma per quello che viene normalmente inteso in Occidente col termine “sparring”, non possiamo parlare di un aspetto noto. Significa che non combattevano? No. Significa che non c’erano regole di ingaggio specifiche e che non erano previste tipologie di protezioni che oggi sono quasi un’ovvietà per noi occidentali e per noi “sportivi contemporanei” in generale. Non a caso, a livello tradizionale, non vedrete mai foto o video storici di HKB in cui ci siano guantoni o paradenti…

Il tema dello sparring attrae sempre ogni tipo di praticante che venga dagli sport da combattimento. Più in generale, attrae chi si avvicina al Black Flag Wing Chun per le sue caratteristiche contundenti, invece di appassionarsi da subito alla componente interna. Ci sta… Anche se, dopo qualche anno, tutti si dirigono verso una ricerca più interna. Cosa facciamo quando alleniamo lo sparring oggi? Simuliamo semplicemente un combattimento, con tante variabili, che cerco di spiegarvi. Nelle classi Orientation e Leadership viene introdotto come “Skill Challenge”, una fase condizionata ad una serie di tecniche precise.

Non facendo (almeno per ora) combattimenti sportivi, non simuliamo mai qualcosa che assomigli agli sport da combattimento: niente spazi precisi (ring, tatami, gabbia, etc.), né regolamenti o tempi di gara. Lavoriamo esclusivamente sulle competenze che richiediamo ad ogni singolo livello per passare a quello successivo, via via più complicato e libero. Chiaramente chi si approccia per le prime volte alle arti marziali riceve solo un determinato tipo di attacco, a bassa intensità, per iniziare ad orientarsi in una situazione realistica. Nel giro di 2 o 4 mesi, anche un neofita viene inserito in un contesto sempre meno collaborativo.

LE TIPOLOGIE DI SPARRING DEL BLACK FLAG WING CHUN

Il primo tipo di contatto propedeutico è proprio quello condizionato ad un solo attacco da parte di partner molto collaborativo. Si parte da una situazione completamente nota (“ti attacco col destro, tiro un gancio”). È un’azione programmata, che permette di studiare la parte tecnica. Si possono aumentare intensità e ritmo, ma non si apportano variabili significative (es: finta di Jab, attacco col Gancio). È dalla classe Leadership (4-12 mesi dopo l’inizio della pratica per un neofita) che si passa ad azioni complesse, alle quali vengono aggiunte variabili significative.

Dopo questa fase che permette di familiarizzare con le tecniche apprese a vuoto, si inizia a studiare l’aspetto tattico. Si passa quindi ad un gioco di ruolo, in cui si simulano situazioni e si studia come reagire a determinate dinamiche. Cosa faccio se l’avversario prende il lato? Che faccio se accorcia la distanza? E se usa bene le gambe? Si inizia a praticare in modo più libero, inserendo diverse possibilità di combattimento, per aiutare il praticante a prendere coscienza delle proprie competenze, ma anche della difficoltà dello scontro, della rapidità con cui avviene e del carattere che è necessario sviluppare.

In questa fase di studio si inseriscono limitazioni specifiche (“non uso le gambe”, “ora uso solo palmate”, “ora tiro colpi singoli”), che permettono al praticante di imparare bene delle cose: per esempio, come difendere l’area centrale, come utilizzare meglio il footwork o l’ottimo posizionamento della struttura rispetto all’azione frontale, etc. Il praticante sviluppa capacità di adattamento, ricevendo input sempre più variabili, con stimoli importanti a livello di coordinazione motoria e capacità di rispondere velocemente agli attacchi.

NEL BLACK FLAG WING CHUN C’È LO SPARRING LIBERO?

Molti chiedono di vedere lo sparring libero nel Black Flag Wing Chun. Il problema è che chi lo chiede si approccia con la testa dello sport da combattimento, con le condizioni che abbiamo visto sopra. In realtà, il combattimento libero simulato è una delle cose che pratichiamo di più, ma con le nostre modalità di movimento. Un partner di allenamento può anche simulare attacchi “normali” – cioè che si vedono negli sport da combattimento -, ma è chiaro che chi pratica andrà sempre a scimmiottare, perché non lavoriamo su quelle catene cinetiche utilizzate per portare quei colpi.

Ecco perché vedere due praticanti che fanno sparring non è bello. Non c’è estetica, se intendiamo il combattimento come siamo abituati a vederlo sui ring o nelle gabbie. L’utilizzo di tutto il bagaglio tecnico del sistema è spesso limitato, perché a livello strategico non si dovrebbe dare respiro all’avversario fino alla sua neutralizzazione. Ecco perché capita di scimmiottare gli sport da combattimento, con le stesse protezioni e strategie. È estremamente difficile non farsi male davvero portando in questo metodo di allenamento il lavoro interno, con lo sviluppo dell’energia di impulso tipica del nostro sistema.

Eppure lo facciamo. Testiamo il carattere, le competenze tecniche e la capacità di concentrazione. Viene fuori il vero Io della persona e si lavora su ciò che lo allontana dal concetto del Distacco, perno del sistema. Ecco perché la parola d’ordine è VARIABILI. Inserire nel contesto di sparring più possibilità, più opzioni, è una delle cose più importanti per condizionare mente e corpo. Di sicuro il lavoro che stiamo portando avanti nella comunità italiana di HKB è intenso e richiede tanta dedizione, ma i risultati si vedono (dal vivo, no dai video!). Dentro tutta con lo Sparring nel Black Flag Wing Chun!

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