拍手 – Paak Sau – La Mano che sbatte (2)

Pubblico con molto entusiasmo il pezzo che segue dell’Amico ed Allievo Pasquale Mazzotta, perché, oltre a raccontare un pezzetto di storia recente del nostro sistema, pone interrogativi e spunti di riflessione per tutti i praticanti di WingTsun Leung Ting system. Sarebbe bello se tutti si impegnassero un po’ di più per condividere questo genere di appunti e riflessioni, dal momento che questo spazio è aperto ai contributi esterni! Grazie ancora, intanto, al caro Pasquale!

Approfitto del recente discorso che è stato fatto sul 拍手 (Paak Sau) da Riccardo, per mettervi al corrente di alcune riflessioni personali sul soggetto in questione. 

I primi contatti che ebbi col Paak Sau riguardano gli esercizi in cui come drill si faceva PakBouKuen, ovvero il mio compagno mi aspettava in guardia Man/Wu Sau classica e io gli davo questa “pezza” sull’avambraccio, per poi aggiungere il (拍打) Paak Da, un colpo unito al Paak Sau. 

Un movimento simile lo ritrovai nella Prima Sezione di Chi Sau. Molti di noi la conoscono. Dai libri di Leung Ting seppi che bisogna fare attenzione quando si tira un (內拍手) Noi Paak Sau (cioè interno alla guardia dell’avversario, 內門 – Noi Moon -), perché si è “sotto schiaffo” rispetto al Wu Sau del compagno. 
Trovo impossibile non esporsi a un contrattacco dell’altro braccio, in quel tipo di (拍打) Paak Da usato come attacco su chi sta fermo. Ancora oggi mi chiedo che senso abbia: la mia risposta me la diede Leung Ting stesso, quando lo vidi fare Paak Sau sul polso del compagno, mentre questi tirava pugno tipo Jab. Eppure all’epoca tutti gli Insegnanti che incrociavo dicevano che il Paak Sau non aveva questo uso così “pugilistico”, ma resta il fatto che Leung Ting lo faceva e lo fa tuttora!
Tutti all’ epoca eravamo influenzati dal famoso libro di Kernspecht, per cui vedevamo il 拍手 (Paak Sau) soltanto come una reazione propriocettiva fondamentale rispetto a un certo tipo di attacco. Sicuramente i “vecchi” sanno a cosa mi riferisco. Ma in questo modo il Paak era limitato ad essere semplicemente una reazione da contatto, talvolta lottatoria, e non anche un’azione a se stante, con l’intento di accompagnare e bilanciare l’azione del pugno. Insomma non (拍) Paak e poi Da (打), ma (拍打) Paak-Da. Le braccia agiscono insieme fra di loro ed insieme alle gambe! Tassativamente da evitare l’andare diritto per diritto! L’azione assomiglia più a un taglio dal basso che ad una stoccata.
Nella Seconda Sezione di Chi Sau vediamo una cosa particolare, vediamo il (外拍手) Ngoi Paak Sau (cioè esterno rispetto alla guardia avversaria, 外門 – Ngoi Moon -), che può essere un’azione sia attiva che passiva. Questo tipo di Paak è basato sul motto (一伏二) Uno controlla due (Yat Fook Yi). Normalmente siamo portati a pensare che il Paak della Seconda Sezione è l’azione a schiaffo che esercitiamo sul braccio lontano dell’avversario, ma a ben vedere noi stiamo ripulendo l’area prima di entrarci dentro, quindi il (外拍手) Ngoi Paak Sau lo abbiamo già sul primo braccio, quello a contatto, e non sullo slap al secondo!
Ricordo ancora che ripulire l’area non ha niente a che fare con il lottare con le braccia del compagno, ma è un’azione autoreferenziale, se posso dire così, basata sulla difesa del proprio spazio (il nostro vero obbiettivo) e, solo come conseguenza, sul togliere spazio all’avversario. Questo o il compagno orientano la nostra azione, ma, in realtà, “non esistono” e non lottiamo con loro, non dovremmo sentire attriti nelle nostre azioni, ma andare oltre, come l’acqua di un ruscello gira intorno alle rocce.
Ricapitolando, mentre nella Prima Sezione abbiamo (內拍手) Noi Paak Sau e lavoriamo da lunga distanza schiaffeggiando il polso, nella Seconda abbiamo un (外拍手) Ngoi Paak Sau e lavoriamo a distanza media, tant’è che andiamo a prendere ambo le braccia del nostro compagno, arrivando a schiaffeggiare il suo gomito lontano.
Per questa azione sinceramente non ho mai trovato un’applicazione che mi piacesse, probabilmente perché,  mentre ha un suo senso per costruire un movimento corretto in Chi Sau e quindi nelle dinamiche generali del corpo, a livello applicativo è necessario che il nostro avversario faccia esattamente Wing Chun, altrimenti non ci troveremmo nella possibilità di intrappolare ambo le sue braccia.
Ma come indicazione potremmo certamente ricavarne quella di lavorare sul nostro braccio esterno per porci “fuori dai guai”, in maniera tale da avere a disposizione tutto il nostro corpo “contro” metà del suo. In particolare, se una persona volesse realizzare questa azione in modo realistico, dovrebbe seguire il discorso non di sfondare per linee centrali, ma di lavorare dal lato verso il centro (Yau Pin Yap Ching) con un movimento anche piccolo, ma necessario, onde evitare di rimanere con un Pa…co di mosche in mano e con un buco al centro della faccia!

Detto questo, tutte le considerazioni esposte fin qui portano a riflettere sul rapporto tra le Sezioni e la realtà. Qual è il valore delle Sezioni? E perché hanno l’aspetto formale che hanno? Ma questa è già un’altra storia…

Pasquale Mazzotta

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